Il Mito di Kahajanoory – The Golden Volcano

Il Mito di Kahajanoory – The Golden Volcano

Un’antica leggenda narra la storia di Kahajanoory, un’isola vulcanica in un atollo sperduto dei mari del Sud. Da tempo immemorabile l’isola di Kahajanoory, con il suo maestoso vulcano, era un luogo di pace, letizia e prosperità, dove la popolazione indigena viveva in armonia, dedita alla pesca, alla coltivazione della terra ed alla raccolta della Kwykha, un delizioso frutto tropicale leggermente inebriante a noi sconosciuto. Grazie alla sua posizione geografica, lontana dalle rotte commerciali, quella specie di giardino dell’eden rimase per millenni incontaminato e privo di contatti con le civiltà del resto del mondo. L’intensa vita religiosa era cadenzata da riti antichissimi e dalle feste di celebrazione in onore delle molte divinità che impersonificavano le varie forze della natura preposte alla conservazione della vita in tutto l’arcipelago. Il rito principale era rappresentato da un grande evento di teatro-danza in cui tutta la popolazione veniva coinvolta recitando ed interpretando i vari ruoli dei personaggi mitologici. Le celebrazioni erano scandite da musiche e canti tribali, accompagnati da una orchestra di flauti e percussioni formati da conchiglie di ogni genere e dimensione. Secondo la mitologia dell’isola, Awahka era il dio creatore di tutto l’universo.

Nella notte dei tempi, Awahka, dopo la fatica di aver creato le grandi acque e le terre emerse, scelse l’isola di Kahajanoory per riposarsi e si coricò nel grembo del vulcano, avvolto da una ribollente coltre di oro allo stato fluido e protetto da Hannèh, la dea del fuoco. Durante il suo sonno secolare Awahka sognò che quell’isola incantata incominciava a popolarsi di abitanti che vivevano in perfetta armonia gioendo delle meraviglie della sua creazione.Tutta la popolazione conosceva a memoria il Mito di Awahka e attraverso i riti e le celebrazioni mattutine tentava di assicurare alla divinità un lungo e incessante riposo, avvolto nel bagno di oro fuso, in modo che si perpetuasse il suo sogno creatore, quale garanzia di continuità di quella vita armoniosa in tutto l’arcipelago. Il Mito di Awahka che tutti i bambini imparavano a memoria fin dalla prima infanzia, racconta inoltre del canto della Gohenna (l’iguana sacra), quale segnale premonitore di un possibile nuovo risveglio di Awakha il dio dormiente nelle profondità del vulcano. Secondo le parole tramandate dai sacerdoti, già un tremendo risveglio di Awahka fu provocato dalla cupidigia degli invasori dalla pelle di perla che, attratti dalla luce sfolgorante che il vulcano emanava durante la notte, erano venuti con l’intento di appropriarsi della preziosa placenta di oro fluido che proteggeva il dio, addormentato nel grembo di Kahajanoory. In quell’occasione la luna oscurò il sole e tutti gli abitanti dell’isola udirono il canto premonitore della sacra Gohenna che annunciava l’imminente risveglio del dio Awahka.

Un forte tremito pervase la terra e una grande eruzione di oro fluido sommerse tutta l’isola fondendo nella lava dorata e fumante tutti gli invasori dalla pelle di perla. Quel risveglio inatteso costrinse tutti gli abitanti a lasciare le loro case e fuggire con le canoe verso le isolette deserte dell’arcipelago, dove trascorsero lunghi anni di miseria, tristezza e stenti. Nonostante ciò, la leggenda del Vulcano che eruttò oro fluido, passò le grandi acque ed arrivò all’orecchio di nuovi cercatori che di tanto in tanto si avventuravano senza successo alla ricerca di Kahajanoory la mitica isola dal vulcano d’oro. Dopo moltissimi anni la natura tornò a rifiorire in tutto l’arcipelago e gli eredi di quella popolazione in esilio tornarono sull’isola dei loro avi con l’intento di ricostruire quella vita felice di cui avevano soltanto sentito parlare nei racconti della loro ancestrale tradizione familiare. La vita ricominciò e le celebrazioni del teatro-danza ripresero a propiziare la benevolenza delle deità padrone di tutte le leggi della natura, ma nell’animo dei nuovi abitanti rimase profondamente impressa la paura non rivelata che all’improvviso, nuovi cercatori dalla pelle di perla si affacciassero all’orizzonte con l’intento di sottrarre la linfa dorata di Kahajanoory provocando così un altro terribile risveglio di Awahka. I riti e le cerimonie propiziatorie ora non erano più ispirati dalla gioia e dalla gratitudine per il dono della vita in quel giardino idilliaco, ma erano governati dalla paura di un nuovo risveglio del vulcano. In molti vivevano temendo il futuro ed anziché gioire del canto degli uccelli ascoltavano l’aria, preoccupati di sentire il temuto canto premonitore della sacra iguana. I sacerdoti, preoccupati del crescente clima di apprensione, tentavano in tutti i modi di far dimenticare alla popolazione la leggenda del canto premonitore della Gohenna. Nonostante ogni loro tentativo di tran-quillizzare la popolazione, la paura dell’arrivo di nuovi invasori dalla pelle di perla e del prossimo risveglio del vulcano Kahajanoory era impregnata nell’aria, in ogni granello di sabbia, in ogni filo d’erba, ed anche in ogni foglia dell’intera jungla.

Track 1. The Jungle Knows (the Truth)

La paura della ipotetica minaccia fece perdere alla popolazione il senso di fiducia e di prosperità condivisa ed i capi villaggio meno ispirati incominciarono ad accaparrare riserve di cibo di acqua dolce e di conchiglie. La paura di una nuova visita degli uomini dalla pelle di perla cominciò a crescere sempre più, tanto che i sacerdoti iniziarono pratiche religiose sempre più ossessive ed opprimenti. Ben presto tutta la popolazione fu costretta ad offrire quasi tutte le riserve di cibo sull’altare di Hannèh, la dea del fuoco, per propiziarsene la benevolenza nella speranza che potesse promulgare il proprio calore ed impedire così il risveglio di Kahajanoory.

Track 2 . Ohy Hannèh (Goddess of Fire)

La paura di un’invasione da parte di un nemico invisibile era sempre più tangibile e sempre più spesso venivano rivolte preghiere e scongiuri direttamente al dio Awahka.

Track 3. Invocation to Awahka

Ad un certo momento Jangoho, lo sciamano che si occupava di ammansire gli spiriti affamati, udì in sogno il canto della sacra Gohenna e di conseguenza decise di abbandonare la sua capanna presso il villaggio per andare a vivere nella grotta dei suoi avi vicino alla sacra radura Kawhary, il luogo degli antichi rituali nel mezzo della giungla. Nel suo ritiro portò con sé anche la sua unica piccola figlia Annywha, rimastagli come dono d’amore della sua compagna Kalymihi, morta di parto pochi anni prima. Annywha era cresciuta sorretta dall’amore e dalle cure del padre che vedeva in lei l’unica possibilità di continuazione della sua antica tradizione iniziatica. In quella radura ancora incontaminata dalle vibrazioni delle paure diffuse nella popolazione, lo sciamano Jangoho poteva finalmente esercitare il compito che gli era stato intimamente tramandato da suo padre ed intonare i canti del rituale segreto, per l’invocazione della protezione della dea Gohenna.
Lo sciamano iniziò a praticare i riti segreti, tramandatigli dai suoi avi, per la durata di tre lune, assistito solamente dalla giovane figlia Annywha che mostrava segni di grande interesse e coinvolgimento per quelle pratiche antichissime, a lei apparentemente sconosciute. Ad un certo punto, durante la recitazione del cantico finale, la bambina si unì in coro ai canti segreti del padre, mostrando di conoscere a memoria ogni singola intonazione.
Al culmine della ottantaquattresima notte lo sciamano ebbe la visione del suo compito e la rivelazione di gran parte delle istruzioni necessarie per sconfiggere la paura per il nemico invisibile. In quella stessa notte anche Annywha ebbe la visione dei tempi futuri già concepiti nella mente del dio Awahka che non rivelò nemmeno a suo padre. Di quella visione rivelò soltanto un frammento racchiuso in una nenia che ripeteva incessantemente: “Libera il tuo cuore, abbraccia le tue paure”. Lo sciamano con grande sorpresa riconobbe in quella frase la chiave di comprensione, mancante alla sua visione, per poter liberare la popolazione dalla paura inconscia del possibile ritorno di un nemico sconosciuto.

Track 4. Gohenna Dance Ritual

Dopo aver concluso appropriatamente il rituale segreto, lo sciamano tornò al villaggio e convocò i sacerdoti, gli anziani ed anche i guerrieri. Per la prima volta intonò pubblicamente il cantico del rituale segreto e grazie alla rivelazione della figlia Annywha poté istruire tutta la popolazione al segreto che sconfigge ogni nemico prima ancora che questi compaia all’ orizzonte. Tutti i guerrieri iniziarono a praticare il rito antico nuovamente rivelato dalla piccola Annywha e dopo pochi giorni di pratica tutta la popolazione conosceva il segreto di come liberare il proprio cuore e sconfiggere la paura, semplicemente accogliendola ed amandola per ciò che appare.

Track 5. Free your Heart, embrace your Fears

Durante la danza rituale per lo scioglimento delle paure, l’intera popolazione ebbe la visione collettiva dell’arrivo di un solo ipotetico nemico: un cercatore solitario dalla pelle di perla. Anche le conchiglie profetiche dell’Oracolo Kya Whani indicavano ormai prossimo l’arrivo dei tempi della Grande Trasformazione attraverso l’accoppiamento apparentemente casuale delle combinazioni delle figure simboliche di minaccia con i simboli dell’ opportunità. Il Sacerdote più anziano invitò tutti i guerrieri ed anche le loro famiglie a seguire le indicazioni dell’Oracolo e dello Sciamano, a mostrare il proprio coraggio abbracciando la paura della minaccia e ad accogliere amichevolmente il cercatore solitario come una sconosciuta opportunità. All’indomani di questo rituale, tutta la popolazione mostrava segni di tranquillità e fiducia ispirata dall’idea di rimettere al dio Awahka la responsabilità di manifestare la sua volontà anche con un risveglio improvviso del vulcano Kahajanoory per propiziare i tempi della Grande Trasformazione. Tutti i bambini dell’isola ora scrutavano incessantemente l’orizzonte in attesa dell’arrivo del cercatore solitario dalla pelle di perla come annunciato nella visione collettiva. La profezia non tardò a manifestarsi e all’imbrunire del terzo giorno comparve all’orizzonte la vela di una piccola imbarcazione dalla forma e dalla provenienza sconosciuta. L’intera popolazione accolse festosa il cercatore solitario, fiduciosa che con il suo arrivo iniziassero tempi nuovi, liberi dalle vecchie mal celate paure di una nuova invasione. Il navigatore solitario rimase stupito da tanta festosa accoglienza, e ben presto trovò l’intesa con i capi del villaggio e con tutta la popolazione. Come prova della loro disponibilità, i sacerdoti invitarono l’esploratore a presenziare al rito della Gohenna ed egli, dal canto suo, diede segni di grande interesse e rispetto delle loro pratiche devozionali. Alla fine del rito l’esploratore mostrò un antico rotolo di foglie di palma gelosamente custodite in un cofanetto intarsiato nella scurissima pietra lavica, la stessa pietra che il vulcano Kahajanoory emanava dopo ogni eruzione. Nessuno conosceva l’esistenza di quegli antichi documenti, eppure a tutti i sacerdoti risultavano familiari e preziosi. Certamente quelle antiche foglie di palma perfettamente conservate appartenevano alle tradizioni dell’Isola poiché erano scritte nel linguaggio simbolico antico che solo i sacerdoti e l’oracolo potevano conoscere ed interpretare.

Track 6. The Light Hunter.

I sacerdoti e l’esploratore cercarono però invano di decifrare insieme gli scritti delle foglie di palma ed anche i simboli tracciati sul cofanetto di pietra lavica. In quella grafia, ancor familiare a molti, erano tracciati messaggi scritti nella antica lingua dei padri che si era estinta assieme a loro, dopo l’esodo causato dalla precedente eruzione di Kahajanoory.
Certamente in quelle foglie vi era descritto qualche cosa di molto importante, connesso con l’eruzione di Kahajanoory, ma nessuno poteva stabilire con certezza di quale eruzione poteva trattarsi, se di quella già avvenuta o di quella soltanto immaginata in un incerto momento futuro. In quell’occasione il navigatore solitario mostrò altri disegni e documenti scritti nel proprio linguaggio che descrivevano l’eruzione del vulcano e la comparsa di una grande Luce dorata di portata transoceanica. Con il linguaggio dei gesti e delle intenzioni l’esploratore lasciò intuire che proprio quegli scritti lo avevano attratto verso l’isola vulcanica e che la ricerca della grande Luce dorata era di fatto il motivo del suo viaggio. L’esploratore sosteneva anche che altre profezie di culture molto distanti dall’isola di Kahajanoory annunciavano per quel tempo la comparsa di una grande potentissima luce dorata come simbolo dell’inizio dei tempi della Grande Trasformazione. Seppur con linguaggi e provenienze molto diverse, l’esploratore dalla pelle di perla e lo sciamano Jangoho sembravano convinti dello stesso possibile avvenimento. Nella notte, quando tutti erano assorti nel sonno, l’intera popolazione venne risvegliata dal canto della Gohenna che echeggiava su tutta l’isola con una maestosità ed una potenza mai udite prima. Allora fu chiaro per tutti che qualche cosa di epocale stava per accadere.
Dopo pochi istanti una grande vibrazione accompagnata da un sordo boato scosse tutta l’isola risvegliando anche tutti gli animali, che iniziarono ad inondare l’aria con il concerto assordante dei loro versi più disparati.

Track 7. The Awakening of Kahajanoory.

Un grande bagliore iniziò a comparire sul camino del vulcano Kahajanoory accompagnato da una sorprendente ed ammaliante sonorità, mai udita prima da tutti i presenti. La luce iniziava a propagarsi in modo stupefacente ed i suoni misteriosi divenivano sempre più chiari ed amplificati mano a mano che la luce rischiarava le tenebre ben oltre la portata della luce del giorno. Tutta la popolazione, i sacerdoti e l’esploratore rimasero attoniti ed estasiati dalla meraviglia a cui stavano assistendo per la prima volta nella loro vita. Seppur coinvolti in un fenomeno eccezionale, nessuno si sentiva spaventato o minacciato e tutti erano accomunati da uno spirito di stupore e di meraviglia.
Tutti erano consapevoli di assistere ad un fenomeno sovrannaturale, ma quello che più li sorprendeva era la mutazione del loro sentire interiore. All’improvviso nei loro cuori non c’era più posto per la paura e per la separazione, ma tutti percepivano di appartenere ad un unico grande Essere, composto non solo dall’intera comunità dei loro simili; essi si sentivano in comunione anche con gli animali, le piante e persino con le rocce e le acque che circondavano l’isola. Quella misteriosa esperienza di unificazione si espandeva nei cuori di ciascuno e, mano a mano che la Luce del vulcano si propagava, la coscienza di tutti gli abitanti si espandeva accomunandosi in un’unica grande percezione. Incessantemente la Grande Luce emanata dal vulcano si ampliava assorbendo in sé la coscienza di tutti gli abitanti che ora si percepivano fisicamente sull’isola, ma consapevolmente estesi ben oltre l’orizzonte, a condividere la stupefacente esperienza di essere così sottilmente espansi da poter contenere nel proprio cuore persino le grandi acque dell’oceano circostante e tutti gli esseri marini in esso contenuti. Gli indigeni ed anche l’esploratore fecero l’esperienza di poter percepire contemporaneamente tutte le sensazioni, i pensieri ed i sentimenti di ciascun altro essere. Tutti ebbero allora la comprensione dell’onnipresenza dello spirito di Awahka e si sentirono accomunati in quell’unica immensa esperienza di unificazione dei cuori e delle coscienze con il grande cuore di Awahka. La luce di Kahajanoory crebbe ancora e promulgò l’esperienza dei singoli cuori unificati ben oltre i limiti dell’orizzonte conosciuto, verso una continua incessante espansione che si diffondeva in uno spazio immenso che ora poteva contenere tutti i pianeti, le stelle e le intere costellazioni.
Tutti gli abitanti realizzarono contemporaneamente che la presenza del grande spirito di Awahka non era circoscritta soltanto all’isola di Kahajanoory, ma era illimitata ed espansa in tutto l’universo concepibile. Quegli esseri allora compresero di appartenere da sempre ed indissolubilmente al grande Essere di Awahka. Ognuno comprese profondamente di essere l’incarnazione di un desiderio di Awahka e che la propria presenza sull’isola era soltanto la partecipazione al grande gioco concepito nella mente di Awahka al solo scopo di gioire di tutte le esperienze possibili attraverso tutte le sue innumerevoli forme: il gioco cosmico della creazione di quell’universo chiamato Kahajanoory.
Track 8. Eruption of the Light

 

 

 

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